(Sasha Urban 01) La Veggente by Dima Zales & Anna Zaires

(Sasha Urban 01) La Veggente by Dima Zales & Anna Zaires

autore:Dima Zales & Anna Zaires [Zales, Dima & Zaires, Anna]
La lingua: ita
Format: epub
editore: ♠ Mozaika Publications ♠
pubblicato: 2020-01-14T23:00:00+00:00


Capitolo Diciassette

L’andatura rapida e innaturale di Amie acquista velocità. I suoi occhi non si staccano mai dalla mia faccia.

La fisso intensamente, come se non avessi paura… la sfida di recitazione più grossa della mia vita.

Quando Amie è alla distanza di un balzo, apre la bocca scoprendo i denti.

Capisco subito il suo piano.

Vuole azzannarmi alla gola.

Fa un salto verso di me.

All’ultimo secondo, tanto che riuscirei quasi a colpirla con la mano, scatto di lato.

Lei precipita nello scantinato aperto e atterra con un lieve e duro tonfo.

Afferro il bastone che tiene aperti i portelli di metallo ed essi si chiudono con uno schianto.

Alla mia destra ci sono un lucchetto e una catena, che uso per bloccare i portelli, poi infilo la mano dentro la mia camicia.

Con dita tremanti, sgancio la spilla da balia che tiene attaccata la mia tasca segreta al tessuto e la tiro fuori. Dopo averla inserita nel lucchetto, la ruoto con forza, facendo a pezzi il metallo, così anche se qualcuno ha una chiave, farà fatica ad aprire i portelli.

Mi raddrizzo e scruto la strada alla ricerca di testimoni, ma grazie al cielo non ce ne sono. Sono madida di sudore e senza fiato, ma non posso ancora permettermi di riposare.

A mezzo isolato di distanza vedo un negozio 99 Cents: lo raggiungo e compro un caricabatterie per il mio telefono, che costa quasi dieci dollari. (Alla faccia dello slogan 99 Cents.) Nel negozio trovo poi una presa elettrica e collego il telefono.

Mentre si riavvia, valuto cosa fare con Amie prima che qualcuno tagli quel lucchetto. Il 911 è fuori discussione. Non solo Ariel ha detto di non chiamare la polizia l’ultima volta che mi sono ritrovata in una situazione simile, ma sono anche troppo stanca per inventare una storia che giustifichi la presenza di uno zombie nello scantinato di un seminterrato.

Il pensiero di ieri sera mi fa venire in mente un’idea. Quando ricompare la schermata home, cerco tra i contatti Pada L’Shick, l’esperto nello smaltimento di corpi.

“Salve” biascica una voce maschile.

“Pada, sono Sasha. Mi hai dato il tuo biglietto da visita ieri sera.”

“Sasha. Non mi aspettavo di sentirti, specialmente così presto.”

Mi guardo intorno nel negozio per accertarmi che nessuno stia origliando. “Temo di avere ancora bisogno del tuo aiuto.”

“Un’assistenza simile a quella che ho fornito ieri sera?” Pada sembra quasi stordito alla prospettiva di quell’orribile lavoro di pulizia.

“Mi serve una cosa simile, ma con più lavoro da parte tua.” Mi guardo ancora intorno in modo circospetto. “Dovrai portare a termine la transazione quando arrivi qui, se cogli il senso.”

“Credo di sì.” L’eccitazione di Pada, da far accapponare la pelle, sembra salire di livello. “Vuoi che faccia quello che ha fatto Vlad ieri sera, è corretto?”

“Sì” dico, e mi interrogo sulle implicazioni che avrebbe tutta questa conversazione in tribunale se la NSA stesse spiando i nostri telefoni (non lo fanno di continuo?). “Ma non è necessaria la stessa meticolosità violenta che ci ha messo lui.”

“Qual è il luogo?”

Gli do l’indirizzo del negozio di Brooklyn e gli spiego che dovrà cercare ‘il casino’ nello scantinato.



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